Quanto e come guadagna un Informatore Scientifico in Italia?

Quanto e come guadagna un Informatore Scientifico in Italia?

Facciamo un passo indietro ricordando le diverse qualificazioni giuridiche degli informatori.

Molti professionisti facenti parte di questa categoria hanno un contratto di lavoro subordinato ovvero con riferimento al CCNL di categoria che si snoda a seconda che faccia riferimento al settore Commercio o Chimico -Farmaceutico.

Nel caso del CCNL Commercio, il livello di inquadramento è il secondo – Livello 2: la declaratoria e le mansioni a titolo esemplificativo sono le seguenti:

Appartengono a questo livello i lavoratori di concetto che svolgono compiti operativamente autonomi e/o con funzioni di coordinamento e controllo, nonché il personale che esplica la propria attività con carattere di creatività nell’ambito di una specifica professionalità tecnica e/o scientifica, e cioè: 

Livello 2 – Propagandista Scientifico

Per quanto riguarda, invece, il CCNL Chimico-Farmaceutico prevede la figura dell’informatore Scientifico al livello B1 in quanto rientra in queste categorie: Product manager, informatore scientifico, capo ufficio, capo area.

La RAL prevista è maggiormente favorevole sotto il profilo economico rispetto al CCNL Commercio.

Livello B1 – Informatore Scientifico

In entrambi i casi, dunque, il compenso assumerà la denominazione di stipendio al quale, oltre alla valorizzazione economica delle tabelle sopra riportate, possono percepire altre forme di compenso aggiuntive derivanti da azioni di welfare aziendale o rimborsi (Es. Diaria e rimborsi chilometrici).

Qual è il compenso delle altre figure di informatori?

L’altra figura che opera nel settore farmaceutico e che si sta espandendo in misura considerevole rispetto ai lavoratori subordinati è l’agente di commercio.

La retribuzione (art 1742 c.c. “Col contratto di agenzia una parte assume stabilmente l’incarico di promuovere, per conto dell’altra, verso retribuzione, la conclusione di contratti in una zona determinata) assume la denominazione di provvigione ovvero di “percentuale” sull’affare promosso, che varia a seconda della tipologia in cui si opera e che viene concordata (o meglio dovrebbe essere concordata) tra le parti.

Le provvigioni sono il frutto della:

   -vendita diretta, ovvero degli ordini effettuati direttamente dal lavoratore

   -vendita indiretta, che viene così specificata:

Nelle farmacie, i prodotti arrivano sostanzialmente da 2 canali, ovvero l’azienda farmaceutica e il grossista.

  • I dati di Sell-in sono una stima delle confezioni entrate in farmacia attraverso vendita diretta (le farmacie comprano direttamente dall’azienda farmaceutica) e indiretta (le farmacie acquistano dai grossisti, che a loro volta, comprano dalle aziende).
  • I dati di Sell-out sono invece una stima delle vendite delle farmacie ai pazienti e rappresentano ciò che “esce” dalla farmacia.

Nell’ambito della categoria “provvigioni” rientrano i cosiddetti acconti  provvigionali ovvero – come enuncia il termine stesso – acconti concessi per la svolgimento della attività e che, con cadenza mensile/ trimestrale/ annuale, sono soggetti ad una verifica per il  conguaglio (positivo o negativo).

Vi è, inoltre, il minimo garantito, con cui l’azienda mandante garantisce un valore mensile minimo (ad esempio 1000€) finché l’agente non matura provvigioni per un importo superiore a tale valore.

Esistono altri tipi di compenso?

I compensi riconosciuti e previsti sono quelli appena citati ma vi possono essere nell’ambito di contratti” atipici “anche erogazioni “atipiche “.

Mi è capitato che venisse sottoposto alla mia attenzione il caso di un informatore con contratto ex art 2222 c.c. che avesse un compenso misto composto da Rimborso spese (forfetario o a piè di lista, ovvero con l’elenco delle spese sostenute) più provvigioni.

O ancora fisso mensile (al pari di un lavoratore dipendente sebbene non avessero tale contratto), o chi, invece, pur in presenza di un contratto di collaborazione avesse unicamente le provvigioni calcolate sui dati IQVIA (ex IMS) che arrivano sempre con notevole ritardo rispetto all’esecuzione della prestazione e comportano un altrettanto ritardo nella corresponsione del dovuto …ma questa è altra storia!

Quanto guadagna un Informatore Scientifico in Italia?

In base ai dati Glassdoor, lo stipendio medio di un Informatore Scientifico in Italia è di circa 43.455 € all’anno.

Indeed, invece, ci indica che la retribuzione media mensile è di 1.200 euro, stando a quanto comunicato in forma anonima da 96 Isf negli ultimi 36 mesi. Piemonte e Lombardia, inoltre, guidano la classifica delle regioni all’interno delle quali gli Informatori guadagnano di più.

Come possiamo osservare, dunque, lo scenario è eterogeneo, frastagliato e caratterizzato da un range molto ampio di tipologie contrattuali ma anche di accordi e modalità di erogazione di un compenso, che variano sensibilmente in base a zona, seniority e caratteristiche peculiari dell’attività svolta.

A tal proposito, con l’obiettivo di fare maggiore chiarezza in merito al tema, chiediamo agli Informatori Scientifici di partecipare al sondaggio in forma anonima che trovate di seguito. Il team di Infomatori.it analizzerà tutti i dati ricevuti e li condividerà con voi per fornirvi uno spaccato veritiero rispetto allo scenario italiano attuale. 

Autore: Avv. Maria Rosaria Pace

Avv. Maria Rosaria Pace

Maria Rosaria Pace si laurea all’Università degli Studi di Salerno con una tesi in diritto penale societario. L’attività legale inizia nel 2010: subito dopo la laurea inizia la collaborazione per apprendere la materia del diritto del lavoro in tutte le sfaccettature. Oltre a vari contributi su Diritto24 de il Sole 24 ore, è autrice del manuale “A tutela degli agenti di commercio”, legale della Confesercenti/Fiarc, Relatrice al Pharmexpo, collabora con FEDAIISF in qualità di legale degli informatori scientifici del farmaco.

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