Quale social scegliere per sviluppare bene il proprio Personal Branding?

Quale social scegliere per sviluppare bene il proprio Personal Branding?

Partendo dagli argomenti trattati nell’articolo “Personal Branding & Social Media: Il marketing di sé stessi“, vediamo adesso, nello specifico, l’utilizzo dei vari social per l’ideazione di una strategia di Personal Branding per l’Informatore Scientifico del Farmaco.

Facebook 

Nell’Informazione Scientifica rivolta al personale sanitario, Facebook andrebbe valutato attentamente in termini di incisività, dato il suo carattere prettamente commerciale. Si può, invece, utilizzare questo social come fonte di dati e/o informazioni; ad esempio si possono studiare gli atteggiamenti che i pazienti hanno nei confronti della malattia e/o della terapia (Patient Journey). L’ISF, da una analisi più attenta delle pagine Facebook di gruppi di pazienti, potrebbe trarre maggiori informazioni di interesse sull’utilizzo della terapia, comprendendo meglio gli atteggiamenti dell’adesione terapeutica.

Instagram

Inizialmente ideato per un pubblico prettamente giovanile, negli ultimi tempi Instagram si è diffuso in tutta la società, alzando di gran lunga l’età media dei suoi utenti. Per l’Informazione Scientifica anche Instagram può rappresentare  un modello di attenta indagine sulla presenza o meno di personale sanitario su questo social, sulle forme di comunicazione che vengono trasmesse e sulla modalità di pubblicazione dei contenuti.

Twitter 

I 280 caratteri di Twitter possono essere punti di forza o di debolezza perché riescono a catturare l’attenzione dell’audience di riferimento. Per questo Twitter non viene usato per il lancio di un’azienda o di un prodotto, bensì per affermarla. Per l’ISF questo social può essere meglio utilizzato per conoscere  i comportamenti “di pancia” dei propri clienti.

LinkedIn 

Se sui primi tre social la presenza, professionalmente parlando, ha uno scopo di ricerca ed analisi, su  LinkedIn la presenza dovrebbe essere, invece, assolutamente più attiva. È il social più diffuso in ambito business, infatti si basa su rapporti B2B (Business to Business) piuttosto che su quelli B2C (Business to Consumer). LinkedIn serve essenzialmente per allargare il proprio network di contatti a livello professionale, incrementare la fidelizzazione dei clienti, aumentare la brand awareness condividendo competenze ed esperienze professionali. Avere un colloquio attraverso LinkedIn è spesso sinonimo di costruire una comunicazione adeguata e adattata ad ogni singolo cliente, se non al proprio pubblico. È, in definitiva, Personal Branding puro.

Dalla teoria alla pratica

Dopo questa sommaria analisi, entriamo nell’operatività. Ogni  ISF potrebbe ovviamente creare un proprio account per ogni social network. Secondo alcuni studi questo non porterebbe all’effetto desiderato, bensì ad un fenomeno completamente opposto. 

Ciò è dovuto principalmente a tre fattori:

1) Dispersione –  Poiché vi sono numerosi social network e ognuno di loro è in continua evoluzione. Il seguire costantemente ognuno di essi porterebbe senza nessun dubbio a perdere di vista lo scopo principale, ovvero, valorizzare il proprio brand per allargare il proprio network e/o fidelizzare la propria clientela. 

2) Impegno –  Lo sviluppo di un social network prevede il continuo studio di ogni singolo post e ognuno di essi prevede una determinata pianificazione. 

3) Ubiquità – Essere dappertutto vuol dire, in pratica, Fare Niente.

Clubhouse

Clubhouse è una start up americana fondata nel 2020 da Paul Davison e Rohan Seth. Si tratta di un nuovo social che ha fatto in pochissimo tempo già 2 milioni di iscritti. Linterazione transita solo mediante talk in diretta, senza che alcunché venga salvato o registrato: tutto live e tutto autodistrutto dopo la fine di ogni conversazione. 

Il social è suddiviso in stanze’, ciascuna con un argomento e con dei partecipanti: ci sono i moderatori, ci sono le persone invitate sul palco che hanno il diritto di prendere la parola e c’è il pubblico che può solo ascoltare o, al limite, alzare la mano per salire a sua volta sul palco per dire la propria.

Sul sito ufficiale, Clubhouse viene descritto come un nuovo prodotto social basato sulla voce che permette alle persone, ovunque si trovino, di chiacchierare, raccontare storie, sviluppare idee, approfondire amicizie e incontrare nuove persone interessanti in tutto il mondo”. Il social, anche se attivo da pochissimo tempo, sembra già aver attirato l’attenzione di volti e aziende molto note, ad esempio Elon Musk e Mark Zuckerberg.

Un ottimo inizio, un social diverso, che nessuno si sarebbe mai aspettato, soprattutto in questo momento storico, dove il ‘mostrare’ rimane al centro dell’interesse comune. 

In ambito dell’Informazione Scientifica, un social come Club House potrebbe essere un modello di Personal Branding  da “sperimentare”.
Si potrebbero creare delle stanze dove l’ISF potrebbe svolgere il proprio lavoro, creando una rete di utenti sul social, in modo da facilitare la comunicazione, soprattutto in un periodo così altalenante, dove risulta difficile poter interagire con un medico o un operatore sanitario. Vi è la possibilità, con Club House, di far intervenire (facendoli salire sul ‘palco’) diverse persone contemporaneamente, così da rendere la ‘stanza’ un luogo di interesse comune. Ovviamente vi è la possibilità di creare più stanze, in base all’argomento. 

Si potrebbe, ad esempio, suddividere le diverse stanze in base alle patologie o in base alla branca della medicina trattata; creare magari delle cadenze settimanali dove sono trattati argomenti diversi, in base a un calendario editoriale prestabilito. Questo porterebbe essere, senza nessun dubbio, una buona comunicazione, dove vi è la possibilità di discutere live contemporaneamente con diverse figure, seguendo un palinsesto dedicato e strutturato. 

Questo è un vantaggio dell’ascolto di alta qualità, che aiuta gli oratori a vedere entrambi i lati dell’argomento. L’ascolto sembra rendere l’interlocutore  più rilassato, più consapevole dei propri punti di forza e di debolezza e più disposto a riflettere in modo non difensivo. 

Inoltre, uno studio di Harvard ha rilevato che, per quanto riguarda la compartecipazione di diverse figure all’interno delle stanze create su Club House, i feedback e la partecipazione attiva degli utenti possono portare a un’esperienza più produttiva ed interessante 

 

Riassumendo  

  1. Forte necessità di costruire il proprio Personal Branding, lavorando sulla propria immagine;
  2. Ideare un piano di Marketing di se stessi per diffondere e valorizzare quanto costruito nel rapporto face-to-face, anche attraverso la multicanalità;
  3. Aumentare la visibilità del proprio Personal Branding attraverso la logica social;
  4. Fare una scelta: essere dove serve. Essere dappertutto significa non comunicare; 
  5. Approfondire il palinsesto Club House nell’Informazione Scientifica verificandone sperimentalmente l’idoneità  e l’efficacia, ma soprattutto attraverso ingegno e creatività.

Se non dovesse funzionare il caricamento della schermata sottostante clicca qui: https://it.surveymonkey.com/r/KVHRLJZ

 

Icons made by Pixel perfetto from www.flaticon.com

Autore: Roberto Adrower

Roberto Adrower

Professore a contratto di Marketing e Tecniche di Accesso al Mercato Farmaceutico, presso la Facoltà di Farmacia e Medicina dell'Università La Sapienza di Roma. È stato consigliere nazionale dell’Associazione Italiana Marketing Farmaceutico. Ha ricoperto posizioni di responsabilità nell’organizzazione di numerose società farmaceutiche, sia italiane che multinazionali, in differenti funzioni di Marketing, Supply chain, Affari regolatori.

Personal Branding e Social Media per gli informatori: il marketing di sé stessi
Sondaggio: Informatori Scientifici e il Personal Branding

Articoli correlati