Provvigioni negate? Ecco cosa prevede la legge

Provvigioni negate? Ecco cosa prevede la legge

Come è regolata la mancata accettazione degli ordini da parte dell’azienda o preponente? Accade sempre più frequentemente che nel corso del rapporto di agenzia l’attività prestata dall’Informatore inquadrato come Agente venga di fatto vanificata dalla volontà della Preponente di non dar seguito agli ordini regolarmente trasmessi, non riconoscendo al contempo alcun diritto alla provvigione.

L’obbligazione principale dell’Agente è quella di promuovere gli affari per conto della casa mandante, ex art. 1742 c.c.; in pratica, tale obbligo si concretizza nella raccolta e trasmissione degli ordini della clientela al Preponente.

La provvigione è dovuta solo a conclusione dell’affare, cioè quando il Preponente dà seguito alla proposta contrattuale con l’accettazione formale dello stesso.

La mancata accettazione dell’ordine, quindi, comporta l’assenza di remunerazione per l’Agente o, in questo caso, l’Informatore.

Quindi, all’obbligo dell’Agente di procurare ordini corrisponde un obbligo del Preponente ad accettarli incondizionatamente?

La giurisprudenza della Suprema Corte, con orientamento uniforme ispirato al principio dell’iniziativa economica privata, ha escluso l’esistenza di un tale obbligo per la Casa mandante.

In ogni caso, occorre precisare che il rifiuto all’evasione degli ordini va sempre motivato dal Preponente e lo stesso rifiuto non può assumere carattere sistematico, in quanto andrebbe a determinare una violazione degli obblighi di buona fede, cui seguirebbe, inevitabilmente, il risarcimento del danno in favore dell’Agente, consistente nel mancato riconoscimento delle provvigioni per gli affari promossi.

In questo quadro di carattere generale, tuttavia, l’articolo 4 dell’A.E.C. Commercio del 2009, stabilisce che: “Le proposte d’ordine non confermate per iscritto dal Preponente entro 60 gg dalla data di ricevimento si intendono accettate per intero“.

La mandante dovrà quindi, entro 60 giorni dall’ordine, comunicare per iscritto il proprio rifiuto indicandone la ragione di esso; in caso di silenzio, la proposta d’ordine si considera accettata (accettazione tacita) ed all’Informatore va riconosciuto il diritto alla provvigione.

Come ottenere le provvigioni su ordini annullati in ritardo?

Al fine di porter richiedere alla casa Mandante il riconoscimento delle provvigioni maturate ma non riconosciute per un rifiuto d’ordine avvenuto oltre i 60 giorni, e’ necessario che l’Agente abbia cura di conservare tutte le comunicazione della casa mandante aventi ad oggetto “rifiuto e/o annullo ordini“‘, accertandosi che in tale comunicazione siano indicate sia la data di trasmissione ordine sia chiaramente la data ove casa mandante comunica la NON accettazione.

Cosa prevede la normativa vigente?

L’art. 1748 c.., secondo comma, dispone che la provvigione spetta, al più tardi, inderogabilmente dal momento e nella misura in cui il terzo ha eseguito la prestazione.

Il problema si pone in relazione alla locuzione “nella misura in cui“, dal momento che l’interpretazione della legge è quella letterale.

Ci si chiede se la provvigione spetti sul quantum pattuito tra le parti oppure nel caso in cui la “misura” dell’adempimento sia parziale, sia comunque dovuta la provvigione per intero. Analizziamo correttamente la locuzione in esame “nella misura in cui“: un noto dizionario on line lo interpreta “nella proporzione in cui, tanto,quanto” 

Chiaramente, se la interpretassimo letteralmente (quindi, adottando il metodo proporzionale) quando l’art. 1748 c.c. fa riferimento ad un diritto alla provvigione “nella misura in cui” il cliente ha eseguito la sua prestazione, si potrebbe giungere a ritenere comunque spettante la retribuzione.

Anche la Direttiva Cee 653/86, all’art. 10, si è espressa allo stesso modo del Codice Civile, ossia fa riferimento all’integrale adempimento dell’obbligazione da parte del terzo laddove si esprime nel senso che la provvigione spetta, al più tardi, quando il terzo ha eseguito la sua parte dell’operazione.

Non ritengo ci siano interpretazioni differenti, al massimo si potrà ritenere che la dizione “nella misura in cui” può determinare l’obbligo di corrispondere la provvigione in occasione di singoli pagamenti parziali secondo le pattuizioni contrattuali (acconti, versamenti rateali); non è invece corretto, a mio avviso, interpretare la norma nel senso che un qualsiasi parziale pagamento (costituente, come detto, inadempimento parziale) faccia sorgere il diritto alla provvigione.

È’ consigliato conservare sempre ogni proposta fatta pervenire alla Casa Mandante e in generale ogni documento utile ai fini del riconoscimento delle provvigioni.

Autore: Avv. Maria Rosaria Pace

Avv. Maria Rosaria Pace

Maria Rosaria Pace si laurea all’Università degli Studi di Salerno con una tesi in diritto penale societario. L’attività legale inizia nel 2010: subito dopo la laurea inizia la collaborazione per apprendere la materia del diritto del lavoro in tutte le sfaccettature. Oltre a vari contributi su Diritto24 de il Sole 24 ore, GIUFFRE', ha scritto il manuale “A tutela degli agenti di commercio”; e' Direttore scientifico della rivista "FARMACI & MANAGEMENT", legale della Confesercenti/Fiarc di Napoli, Relatrice al PHARMEXPO'; ha collaborato con FEDAIISF in qualità di legale degli informatori scientifici del farmaco e attualmente segue altre associazioni di isf.

http://www.avvocatoagentidicommercio.com/

I commenti a questo articolo sono chiusi

I diversi ruoli nell’Industria Farmaceutica
Novità Enasarco 2024: le politiche di Welfare

Articoli correlati