Informatore Scientifico: propagandista o formatore?

Informatore Scientifico: propagandista o formatore?

Questo editoriale trova spunto da una lettera di un medico campano al direttore del quotidiano il Mattino e ripreso in un articolo di Fedaiisf. Riportiamo di seguito la lettera:

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Il sanitario si chiede se l’Informazione farmaceutica sia mera propaganda e non divulgazione scientifica. Per chi come noi ha definito più volte l’Informatore missionario tecnologico, la parola propagandista, ci riporta ad un ricordo  degli anni 70, quando questo termine era in voga.

Per valutare se il termine abbia qualche inflessione più attuale, magari a noi non nota, abbiamo provato a chiedere a Chat-GPT il significato del termine propaganda medica. L’accezione è rimasta sempre negativa: Informazione di parte e fuorviante in medicina.

Ma proviamo a capire perché un “Cliente” dell’ISF decide di prendere carta e penna e di scrivere al direttore di un quotidiano per informare l’opinione pubblica,  che negli ospedali i medici vengono influenzati da informazioni aziendali fuorvianti e di parte.

È un problema di cinematografia, come già trattato nell’editoriale legato alla famosa serie Netflix Painkiller? I serial americani stanno fornendo una visone che può andare ad incidere sull’immaginario per il largo pubblico, ma non riteniamo che ci sia un impatto sulla classe medica.

È tutta colpa del Marketing?

Nel nostro Corso di Laurea in Scienze farmaceutiche Applicate durante le lezioni di Marketing e tecniche di accesso al mercato dei farmaci, spendiamo del tempo a definire, anche con esempi pratici, la differenza tra marketing dei beni di largo consumo, da quello farmaceutico e dell’Healthcare.

Tuttavia, sembra che nella realtà lavorativa di tutti i giorni, traspaia ancora oggi un’antica competizione tra Marketing e Funzioni di Informazione Scientifica. Dal nostro punto di vista sosteniamo che ognuno debba fare il suo mestiere.

Il Marketing deve convincere gli Informatori a raggiungere gli obiettivi secondo regole e schemi di business, renderli pronti a superare dubbi e obiezioni che l’Informatore può avere sul proprio prodotto, corroborando la comunicazione scientifica con dati scientifici chiari ed inequivocabili.

La comunicazione marketing dovrà essere uniforme per tutti i medici. Spetta all’informatore creare il rapporto di relazione, rispettando dati scientifici e modelli di comunicazione condivisi in azienda.

La pressione sulle visite: un punto dibattuto

Secondo quanto riportato dal quotidiano, lo stesso ISF vedrebbe troppe volte lo stesso sanitario in poco tempo e probabilmente, ripetendo le stesse cose.

Il buon senso del singolo entra in gioco, ma siamo certi che tranne casi sporadici, l’Informatore sappia amministrare visite, tempi, occasioni di aggancio con l’interlocutore e argomenti sempre nuovi.

Mancanza di controlli e di un ordine professionale

Senza entrare nel merito di questi aspetti, che sono motivo di confronto e discussione nella categoria, proviamo a dare un nostro suggerimento basato sul modello degli Enti Europei di certificazione per le competenze professionali.

Un processo formale valutativo di terza parte ha proprio la funzione di riconoscere ufficialmente le competenze acquisite da un individuo in determinati settori o aree di attività. La valutazione annuale delle competenze mantenute o raggiunte, porta ad una crescita professionale dell’individuo.

Non viene considerato il patrimonio della formazione universitaria che è l’aspetto basic, quanto la valutazione degli aspetti di preparazione che si è raggiunta nel mondo lavorativo. Si valuta il bagaglio creato dalla formazione aziendale, master specifici, anni di attività e la mancanza di lamentele da parte della clientela.

Tutti elementi questi, che insieme alla valutazione degli skills individuali porteranno alla fine al riconoscimento della qualificazione professionale annuale.

In definitiva, un sistema di autocontrollo e certificazione è certamente auspicabile, ponendo al centro la formazione continua per la crescita professionale. Solo in questo modo il patrimonio raggiunto in anni di studio e di lavoro può far emergere nel confronto con il medico, il reale ruolo che spetta all’ISF.

Formatore e non un propagandista con merce da vendere

Restando sempre dell’opinione che per le proprie competenze l’ISF è un formatore sul prodotto che presenta, ci sembra opportuno segnalare un aspetto finale in questa nostra modestissima analisi. La prescrizione è una libera scelta del medico che non dovrebbe subire le influenze delle metodologie tipiche dei beni di largo consumo.

Che alcuni specialisti “abdichino“ a questo ruolo perché troppo influenzati dalla cosiddetta propaganda, ci auguriamo sia un fenomeno casuale, occasionale e non ricorrente nella classe medica, ovviamente per il bene dei pazienti.

Autore: Roberto Adrower

External lecture di Marketing e Tecniche di Accesso al Mercato Farmaceutico, Processi comunicativi in medicina, presso la Facoltà di Farmacia e Medicina dell'Università La Sapienza di Roma. È stato consigliere nazionale dell’Associazione Italiana Marketing Farmaceutico. Ha ricoperto posizioni di responsabilità nell’organizzazione di numerose società farmaceutiche, sia italiane che multinazionali, in differenti funzioni di Marketing, Supply chain, Affari regolatori.

3 commenti

  1. Credo che l’analisi sia corretta e voglio sottolineare la riflessione sulle responsabilità, poco considerate, del singolo ISF di fronte al medico e del medico di fronte al paziente.
    Riguardo la lettera del medico, la ritengo una visione “vecchia” del nostro mondo.
    Lo dico pensando a quanto siano più complicati e difficili da presentare i farmaci (e i device) di nuova generazione, quanto sia difficile inserirli nei vari prontuari.
    Senza dimenticare che oggi le possibilità di avere dati dalla rete è sempre più facile, e questo vale di più per i medici più giovani.

  2. Lavoro da qualche anno come ISF, entrato con entusiasmo nel poter fungere da consulente scientifico per il medico mi sono scontrato con la dura realtà. I prodotti presentati, a meno che di non appartenere ad una grossa multinazionale che sviluppa nuove terapie o fa ricerca, sono prodotti stra conosciuti dai medici. In molti casi si presentano come innovativi prodotti venduti come integratori con dubbie fondamenta scientifiche.

    Dalla mia esperienza personale ho solo visto che alle aziende interessa solo vendere (come è ovvio che sia) e la nostra formazione è semplicemente propagandistica, basata su claim.

  3. Bisognerebbe porre una fondamentale differenza tra chi fa l’IS con tanto di Laurea come richiesto dalla legge e porta in borsa Farmaci (ormai nella maggior parte dei casi conosciuti, visto che le novità ormai sono poche), ma ha alla base una solida preparazione scientifica, su cui basare l’informazione da trasmettere al medico. Purtroppo in questi ultimi anni c’è stato un fiorire di aziende di integratori, i cui “propagandisti” non devono avere nessuna laurea, questi affollano gli ambulatori e gli ospedali confondendosi con i veri IS e svilendo la natura scientifica della professione.
    Occorre al più presto una normativa che distingua in modo inequivocabile le due categorie, e che ne differenzi le possibilità di accesso alle strutture sanitarie.
    Cordialmente dopo 42 anni di “professione”

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