Qualche giorno fa ascoltavo un intervento del filosofo-evoluzionista Telmo Pievani sull’imperfezione. Diceva una cosa che mi è rimasta addosso: la perfezione, in natura, coincide con l’immobilità. E ciò che è immobile, prima o poi, si estingue.
L’evoluzione non premia ciò che è perfetto. Premia ciò che sa adattarsi.
Ho pensato immediatamente al nostro mondo. A chi lavora sul campo. A Informatori Scientifici del Farmaco e Medical Science Liaison.
Perché nel nostro settore la parola “perfezione” ha sempre avuto un certo fascino. Messaggi chiari, dati solidi, preparazione impeccabile, allineamento costante. Ed è giusto così. La scienza richiede rigore. La compliance richiede precisione. Il medico ha bisogno di un interlocutore affidabile.
Eppure, se osserviamo da vicino la pratica quotidiana, ci accorgiamo che ciò che davvero fa la differenza non è l’assenza di imperfezioni. È la capacità di gestirle con competenza.
La scienza è movimento, non marmo.
Ogni evidenza scientifica nasce da una domanda aperta, ogni studio clinico parte da un’incertezza, ogni linea guida è il risultato di revisioni, aggiornamenti, integrazioni. La scienza è dinamica per definizione.
Chi lavora sul campo lo sa bene: una visita non è mai identica alla precedente, un clinico può aprire scenari inattesi, un contesto territoriale può modificare le priorità terapeutiche. In queste micro-variazioni quotidiane non c’è disordine. C’è adattamento. Ed è proprio lì che emerge l’autorevolezza.
L’autorevolezza non è rigidità.
Per anni abbiamo associato l’autorevolezza alla sicurezza assoluta, alla risposta pronta, alla gestione lineare di ogni interlocuzione. Ma l’esperienza insegna che i professionisti più stimati non sono quelli che sembrano infallibili. Sono quelli che:
- sanno dire “approfondisco e le rispondo” senza perdere credibilità;
- accolgono un’osservazione clinica inattesa come un’opportunità di confronto;
- rielaborano un’informazione mantenendo coerenza scientifica ma adattandola al contesto;
- riconoscono che la realtà del territorio può arricchire la prospettiva aziendale.
Questa non è imperfezione nel senso di superficialità. È flessibilità competente. E la flessibilità, nel lavoro sul campo, è una forma evoluta di professionalità.
Esiste anche un altro aspetto, più silenzioso, che merita attenzione. La ricerca costante della perfezione — oltre a essere, per definizione, quasi irraggiungibile — può generare nel tempo una pressione interiore importante. Nel lavoro sul campo questo si traduce talvolta nella sensazione di dover essere sempre impeccabili: sempre aggiornati, sempre performanti, sempre all’altezza di interlocutori, contesti e aspettative differenti.
Ma quando la perfezione diventa l’unico parametro possibile, il rischio è che la motivazione lasci spazio all’ansia da prestazione, e l’energia professionale alla frustrazione di non sentirsi mai abbastanza.
Forse una delle evoluzioni più mature del nostro ruolo consiste proprio nel comprendere che autorevolezza non significa assenza di errore, bensì capacità di apprendere, adattarsi e mantenere qualità anche nella complessità quotidiana.
ISF e MSL: due ruoli, una stessa dinamica evolutiva.
L’Informatore Scientifico del Farmaco presidia la relazione in modo continuativo, intercettando bisogni, cambiamenti, sensibilità terapeutiche. Il Medical Science Liaison approfondisce, integra, connette insight clinici e dati scientifici in un dialogo ad alta complessità. Funzioni diverse, responsabilità diverse, ma una stessa caratteristica: operano in un ambiente vivo.
Ogni interazione è un equilibrio tra preparazione strutturata e ascolto reale. Ogni confronto richiede competenza, ma anche la capacità di adattarsi al livello di interesse, al tempo disponibile, alla maturità scientifica dell’interlocutore. In questo senso, l’imperfezione non è mancanza di controllo. È spazio di apprendimento continuo.
L’errore come acceleratore di crescita
Anche sul campo si impara per aggiustamenti progressivi. Una risposta che poteva essere formulata meglio. Una gestione del tempo da ottimizzare. Un insight che, riletto a posteriori, apre nuove connessioni. Sono micro-scostamenti che affinano la nostra pratica.
Esattamente come accade nei processi evolutivi descritti da Pievani: non esiste un progetto perfetto iniziale, ma una successione di variazioni che, nel tempo, generano forme più adatte all’ambiente.
Nel suo libro “Imperfezione. Una storia naturale“, Telmo Pievani ricorda come anche il corpo umano porti in sé i segni di compromessi evolutivi tutt’altro che perfetti. La stazione eretta, ad esempio, ha modificato nel tempo la struttura del bacino umano, rendendo il parto più complesso rispetto ad altre specie. L’evoluzione non ha “risolto” il problema creando un organismo perfetto, ma ha trovato un adattamento possibile: la nascita di una progenie più immatura, con tempi di sviluppo prolungati dopo il parto.
È un’immagine potente, perché ci ricorda che l’evoluzione non procede attraverso modelli impeccabili, ma attraverso equilibri dinamici, aggiustamenti progressivi e soluzioni sostenibili. Ed è forse ciò che accade anche nelle professioni scientifiche di relazione: non cresciamo eliminando ogni imperfezione, ma imparando a trasformarla in esperienza, ascolto e competenza evolutiva.
Nel nostro contesto professionale, questo significa formazione continua, confronto interno, scambio tra colleghi, feedback strutturati. Significa organizzazioni che non cercano la rigidità, ma la qualità nel tempo.
Imperfetti, dunque credibili
Paradossalmente, ciò che rafforza la fiducia nella relazione scientifica non è l’immagine di perfezione assoluta. È la coerenza tra competenza e autenticità. Un professionista che ascolta davvero. Che non forza una risposta. Che integra un punto di vista clinico nel proprio ragionamento. Che mantiene allineamento strategico ma con intelligenza contestuale. Questa è autorevolezza matura. Non nasce dall’assenza di limiti. Nasce dalla capacità di governarli.
Un’evoluzione condivisa
Se la perfezione fosse immobilità, il nostro settore sarebbe già cristallizzato. Invece continua a evolvere: nuove molecole, nuove evidenze, nuovi modelli relazionali, nuove competenze richieste alle figure di campo.
ISF e MSL non sono esecutori statici di contenuti. Sono professionisti che operano dentro un ecosistema scientifico in trasformazione.
E forse l’imperfezione che ci rende autorevoli è proprio questa: la consapevolezza che il nostro valore non risiede nell’essere impeccabili in modo meccanico, ma nell’essere preparati, responsabili e capaci di adattarci con intelligenza.
In fondo, come ci ricorda l’evoluzione, non sopravvive ciò che è perfetto. Sopravvive ciò che sa cambiare restando fedele alla propria funzione. E nel nostro lavoro, questa non è una fragilità. È un punto di forza.
Riferimenti e spunti di approfondimento
- Telmo Pievani, Imperfezione. Una storia naturale
- Rossana Taglialatela per Informatori.it: Resistenza al cambiamento: l’ultima frontiera dell’evoluzione professionale
- Rossana Taglialatela per Informatori.it: Evidence-Based Relationship: la nuova frontiera della relazione medico-azienda






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