ISF, il punto sulla “Fase 2”: domande e (alcune) risposte su direttive, sicurezza e futuro

ISF, il punto sulla “Fase 2”: domande e (alcune) risposte su direttive, sicurezza e futuro

Si potrà andare dai medici per l’attività di informazione scientifica? Nelle farmacie? Negli ospedali? Come? Con quali protezioni? C’è un vademecum? E cosa accade nelle singole regioni? Come si sono regolate le amministrazioni? E come si regoleranno gli ambulatori, i medici, il personale sanitario? Potremmo andare avanti all’infinito ma, al momento, per gli informatori scientifici del farmaco (più per alcuni, meno per altri ma dipende dai territori) le indicazioni sulla ripresa dell’attività dal 4 maggio o, più in generale sulla cosiddetta Fase 2, sono a dir poco scarse, incerte, fumose.

Le aziende, almeno per chi ha un contratto, possono comunque decidere di autoregolarsi (è normale e corretto che venga lasciata ai singoli, anche se imprese, la possibilità di decidere cosa fare o di interpretare la norma a tal proposito?). E per gli autonomi? Zero garanzie, poca chiarezza, nessuna informazione.

Le segnalazioni

Noi di Informatori.it abbiamo cercato in più occasioni, certamente con costanza, di affrontare il tema dei cambiamenti che la vicenda Covid porterà o ha già portato alla professione (alcuni articoli qui, qui e qui), ma va detto che l’incertezza aumenta col passare dei giorni e se molti si chiedono cosa ne sarà dell’informazione scientifica, altri continuano a domandarsi, a pochi giorni dalla cosiddetta “ripresa”, cosa accadrà effettivamente sul piano pratico e della sicurezza. Un informatore scientifico del farmaco scrive a risposta di un post Facebook: “Non è mia intenzione fare polemica. E spero sia capito il senso del mio intervento. Muoiono ancora più di trecento persone al giorno… e noi ci preoccupiamo dei codici Ateco… se siamo agenti o dipendenti… di cosa dicono il dpcm o le delibere regionali e tanto altro? Io credo che non abbia senso uscire e fare informazione. I dipendenti saranno costretti dalle aziende a restare a casa perché, se si beccano il Covid, l’azienda passa i guai. Gli agenti in quanto liberi professionisti faranno ciò che credono opportuno. Io sono agente e non ho nessuna intenzione di uscire. Per me e per gli altri. E non mi venite a dire che l’agente deve uscire per fare provvigioni. Tutti sanno benissimo che una zona non crolla se stai a casa un paio di mesi. Quindi un po’ di raziocinio. La vita è al di sopra di tutto. Anche del lavoro”.

La legittima posizione espressa da questo ISF pone, comunque, una serie di interrogativi. Primo: “Una zona non crolla se stai a casa un paio di mesi”, basteranno un paio di mesi? Secondo: “Gli agenti, in quanto liberi professionisti, faranno ciò che credono opportuno”, il punto è proprio questo, ossia è giusto lasciare libertà di spazio e interpretazione e che le Regioni, di fatto, si muovano in ordine sparso? Le regioni, le Asl, le aziende sanitarie in generale, gli ospedali, i medici, i farmacisti. E’ di qualche giorno fa, a parte la questione delle regioni, una nota inviata a Farmindustria dal direttore sanitario di una azienda di una provincia del nord che, giustamente, in mancanza di chiarezza, mette mano alla questione e proroga lo stop alle visite degli ISF.
Funziona così in una provincia del nord, ma cosa accade altrove? Impossibile mettere insieme i pezzi, noi di Informatori.it ci stiamo provando anche sotto le vostre richieste e sollecitazioni.

Un aspetto importante: il lavoro da casa

Prima di affrontare il tema dell’organizzazione generale per la Fase 2, abbiamo comunque affrontato un altro argomento che è bene ricordare: il lavoro degli informatori in questi mesi sta cambiando e non possiamo non tenere conto del fatto che il grosso dell’attività viene oggi svolta da casa in smart working (ne abbiamo parlato qui e anche qui ). Se questa soluzione, ossia il contatto indiretto e quindi tecnologico (telefono, mail, incontri Skype o webinar) resterà operativa o prenderà sempre più piede, ad oggi, non è dato saperlo ma bisogna comunque muoversi nella certezza che gli informatori, parola loro che noi non possiamo non condividere, hanno l’esigenza di costruire un rapporto diretto col personale sanitario. Rapporto di fiducia, di confronto, di costanza che, ovviamente, la tecnologia non garantisce sempre o comunque per la quasi totalità del lavoro che viene svolto ogni giorno, ogni settimana, ogni mese, ogni anno, costruendo con costanza e rispetto per la professione e la professionalità un percorso, di fatto, comune.

Le Regioni

Al momento in cui scriviamo, ci sono alcune regioni con delibera scaduta ed altre in scadenza o in vigore fino al 31 maggio. Ci sono poi Regioni che hanno pubblicato delibere senza una data di scadenza e questo tra vari provvedimenti, anche di singole.
Da ultimo, abbiamo le Regioni che non hanno affrontato proprio la questione e dove, al momento, bisogna fare solo riferimento alle indicazioni del dpcm firmato il 10 aprile scorso e, come noto, in vigore sino al 3 maggio (importante: qui il nostro articolo in costante aggiornamento con tutte le info). Ci si può muovere in un quadro normativo così? Difficile.

Il tema dei controlli, i codici Ateco e la questione che approda (di nuovo) in Parlamento

Succede così che i cosiddetti Codici Ateco 46 e 74, quelli riferiti agli informatori scientifici, spesso non fanno al caso di chi fa sempre questo lavoro ma è iscritto come agente o consulente, dunque con una forma di partita Iva diversa e per questo non propriamente riconducibile a questo tipo di attività specifica. Accade non da oggi ed è dovuto ad un gap legislativo che, è ormai evidente, non è stato affrontato seriamente, o per meglio dire… concretamente, dal legislatore. Non a caso qualche giorno fa (qui le info sul sito di Fedaiisf ), dal fronte del Governo si è alzata una voce (si, ok, non è la prima volta), dell’onorevole Rosa Menga, deputato pentastellato, che ha affrontato la questione della regolamentazione dell’attività di ripresa degli informatori scientifici del farmaco ottenendo un impegno in questa direzione da parte del Governo (vedremo quando). Verrebbe da dire che, al di la della questione Covid, il tema di una definizione seria della materia aiuterebbe anche sul piano contrattuale (a proposito di FEDAIISF qui una nostra intervista al presidente, Antonio Mazzarella in cui si fa riferimento proprio a questo tema).

La sicurezza

Ovvio che la questione approdata in Parlamento andrà affrontata, almeno per il Covid, soprattutto per il tema della sicurezza che nel caos delle ordinanze regionali e della mancanza di regolamentazione, assume un valore ancora più importante. Anzi, fondamentale. In assenza di una disciplina di riferimento possiamo solo immaginare che gli informatori scientifici, qualora il personale sanitario decidesse di acconsentire ad incontri diretti, dovrebbero attenersi per la loro e l’altrui sicurezza, alla regolamentazione generale sul tema sanitario. Qui Repubblica ha provato a mettere insieme le cose, un po’ per tutti i luoghi di interesse, tra ospedali, dentisti, studi medici, pronto soccorso e altro. Ovvio che i temi della distanza e dei dispositivi protettivi sono preponderanti, ma molto dipenderà comunque dalle indicazioni del Governo, se ci saranno, o da ciò che decideranno le Regioni, le varie Asl o direttamente i medici e, in generale, il personale sanitario.
Oltre che dalle aziende, sperando che la questione venga affrontata sia per il personale a contratto che per gli ISF con partita Iva.

Senza una normativa specifica e sperando che il Governo metta mano alla questione, si può fare riferimento a diversi documenti online e a linee di condotta, come dicevamo, piuttosto generali e per certi versi scontate.
L’INAIL, sul suo sito, ha messo a disposizione diversi documenti, riportiamo questo, forse il più completo: Dossier Informativo.

 

Autore: Daniele Vicario



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