Esclusiva di Zona: violazione, sanzioni e recesso

Esclusiva di Zona: violazione, sanzioni e recesso

Arriviamo alla seconda e ultima parte della nostra analisi sulla violazione dell’obbligo di esclusiva nei contratti di agenzia. Se vi siete persi il primo articolo, vi invitiamo a leggerlo qui per ottenere una panoramica completa sull’argomento: Esclusiva di Zona: la guida completa – parte 1.

Ora, ci addentreremo nei dettagli pratici della violazione dell’obbligo di esclusiva, esaminando le differenze in caso di violazione ad opera del preponente o dell’Informatore. 

La violazione dell’obbligo di esclusiva 

Tale considerazione risulterà essere di notevole importanza perché vi è differenza in caso di violazione della clausola ex art. 1743 c.c. ad opera della preponente o ad opera dell’agente.

Violazione ad opera del Preponente

Se facciamo riferimento alla violazione della clausola di esclusiva posta essere dal preponente, allora si verifica l’utilizzo, da parte di quest’ultimo, del potere di avvalersi di più agenti nella medesima zona assegnata all’agente al quale era stata conferita.

La Corte di Cassazione, con sentenza n. 5591 del 1993, ha stabilito, a riguardo, che la Casa Mandante che conclude affari nella zona in esclusiva, determinando una deminutio per l’agente, commette una violazione/lesione della clausola pattuita.

Violazione ad opera dell’Informatore

Qualora, invece, fosse l’Informatore a porsi nella condizione di “violatore” della clausola, si verifica una situazione ambigua, ossia: il comportamento dell’Agente che gestisce prodotti in concorrenza con il preponente configura la violazione del diritto di esclusiva, ma la Corte di Cassazione (sent.5920/2002) ha ritenuto che tale violazione non si ha solo quando l’agente abbia instaurato un rapporto di collaborazione, stabile o meno, con imprese in concorrenza, ma che si configuri anche quando il comportamento dello stesso sia stato così determinante e influente da far convergere la sua clientela verso le imprese che commercializzano prodotto concorrente.

Addirittura, si ritiene che la violazione possa avvenire, oltre che in maniera diretta, cioè posta in essere in prima persona dall’agente, anche in maniera “indiretta” ovverosia attraverso l’esercizio di tale attività da parti di collaboratori, ausiliari, sub-agenti, anche figli. Ebbene sì, vi sono stati casi in cui anche i figli (i c.d. collaboratori familiari) hanno posto in essere comportamenti che, in via indiretta, hanno causato violazione del diritto di esclusiva.

Qual è la sanzione nell’ipotesi di violazione dell’esclusiva, sia ad opera del preponente, sia ad opera dell’Informatore?

Ebbene, in tali casi, sebbene la materia di riferimento sia scarna, si è fortemente orientati per la richiesta di un risarcimento del danno nei confronti di chi è inadempiente, in quanto una “inosservanza” dei patti originariamente sottoscritti determina, appunto una diminuzione patrimoniale per chi la subisce.

Se si tratta di violazione ad opera del preponente, verrà formulata apposita richiesta di risarcimento a favore dell’agente, dal momento che la deminutio consiste nella perdita di provvigioni a causa della conclusione di affari (ad opera di altri agenti) nella zona in esclusiva.

Se dovesse essere l’agente a porre in essere atteggiamento inadempiente si configurerà un danno per la Mandante, a causa di attività concorrenziale dell’agente, per cui si potrà richiedere un indennizzo per il mancato guadagno (art. 1223c.c.).

Si può configurare una giusta causa di recesso?

Si ritiene, inoltre che la violazione della clausola di esclusiva possa determinare una giusta causa di recesso, da entrambi i soggetti dell’obbligazione, perché viene meno uno degli elementi “naturali” del contratto e soprattutto viene meno il principio di lealtà e buona fede tipico di tali rapporti collaborativi.

Con questa completa analisi sulla violazione dell’obbligo di esclusiva nei contratti di agenzia, abbiamo esplorato le differenze fondamentali tra la violazione ad opera del preponente e quella ad opera dell’Informatore, nonché le relative sanzioni e la possibilità di configurare una giusta causa di recesso.

È fondamentale comprendere appieno le implicazioni di questa clausola nei rapporti tra Informatori e Aziende per garantire un corretto adempimento degli obblighi contrattuali e preservare il principio di lealtà e buona fede tra le parti.

Autore: Avv. Maria Rosaria Pace

Avv. Maria Rosaria Pace

Maria Rosaria Pace si laurea all’Università degli Studi di Salerno con una tesi in diritto penale societario. L’attività legale inizia nel 2010: subito dopo la laurea inizia la collaborazione per apprendere la materia del diritto del lavoro in tutte le sfaccettature. Oltre a vari contributi su Diritto24 de il Sole 24 ore, GIUFFRE', ha scritto il manuale “A tutela degli agenti di commercio”; e' Direttore scientifico della rivista "FARMACI & MANAGEMENT", legale della Confesercenti/Fiarc di Napoli, Relatrice al PHARMEXPO'; ha collaborato con FEDAIISF in qualità di legale degli informatori scientifici del farmaco e attualmente segue altre associazioni di isf.

http://www.avvocatoagentidicommercio.com/

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