Quando il “fuori orario” diventa rilevante
Nel lavoro degli Informatori e delle Informatrici Scientifiche, il rapporto con l’azienda preponente o datrice di lavoro si basa su un equilibrio delicato tra autonomia sul campo e responsabilità nei confronti dell’immagine aziendale. Ma cosa accade se un comportamento tenuto al di fuori dell’attività lavorativa viene ritenuto lesivo per l’azienda?
Una recente ordinanza della Corte di Cassazione (n. 3405 del 10 febbraio 2025) ha riacceso l’attenzione su questo tema cruciale: anche ciò che si fa “fuori dal lavoro” può avere conseguenze importanti sul piano contrattuale. È quindi fondamentale per chi lavora come Informatrice, Informatore Scientifico o Agente conoscere i limiti e gli obblighi che regolano la condotta personale, anche oltre le ore e i luoghi di lavoro.
L’obbligo di lealtà va oltre il contratto
Indipendentemente dalla forma contrattuale – subordinata o di agenzia – ogni rapporto di lavoro è regolato dalle norme del Codice Civile, dai contratti collettivi e dagli accordi individuali tra le parti. Ma c’è di più: articoli fondamentali come il 2104 e il 2105 del Codice Civile stabiliscono obblighi di lealtà, diligenza e fedeltà che vanno ben oltre il mero rispetto delle mansioni.
Questi obblighi comportano un atteggiamento improntato a correttezza, trasparenza e rispetto verso l’azienda, sia durante che al di fuori dell’attività lavorativa.
La sentenza della Cassazione: un precedente rilevante
L’ordinanza n. 3405/2025 prende spunto da un caso specifico: un dipendente, sottoposto a ordinanza di custodia cautelare per favoreggiamento verso un’associazione mafiosa, era coinvolto in attività economiche concorrenziali. La società per cui lavorava ha deciso di procedere con il licenziamento per giusta causa, ritenendo violato il codice etico aziendale.
La Corte di Cassazione ha confermato la legittimità del licenziamento, sottolineando alcuni principi fondamentali:
- L’obbligo di fedeltà del lavoratore non si limita al divieto di concorrenza, ma si estende a qualsiasi comportamento, anche extra-lavorativo, potenzialmente lesivo degli interessi aziendali.
- Questo obbligo si collega ai principi di correttezza e buona fede previsti dagli articoli 1175 e 1375 del Codice Civile.
- Nel caso specifico, il dipendente – pur lavorando part-time – ricopriva ruoli operativi e gestionali in altre società, senza informare il proprio datore di lavoro.
Quali comportamenti possono essere considerati a rischio?
Secondo la giurisprudenza, non esiste una “zona franca” al di fuori dell’orario di lavoro. Anche i comportamenti personali, se ritenuti in contrasto con gli interessi o l’immagine dell’azienda, possono giustificare una disdetta o un provvedimento disciplinare.
Ecco alcuni esempi che possono risultare problematici:
- Pubblicare commenti offensivi sui social nei confronti dell’azienda o di suoi referenti.
- Tenere comportamenti lesivi verso colleghi o collaboratori.
- Svolgere attività in concorrenza con l’azienda, senza comunicarlo formalmente.
- Ricevere condanne per reati gravi, anche non legati direttamente all’attività lavorativa.
Ogni situazione deve essere valutata caso per caso, ma il principio guida resta uno: la condotta extra-lavorativa non deve compromettere il rapporto fiduciario con l’azienda.
Per le Informatrici e gli Informatori Scientifici: attenzione anche “dopo il giro visite”
Per chi lavora nel mondo dell’Informazione Scientifica, dove la reputazione personale si intreccia quotidianamente con quella dell’azienda rappresentata, questo tema assume un valore ancora più delicato.
Partecipare a discussioni sui social, commentare fatti aziendali, collaborare con realtà concorrenti o agire in modi non coerenti con il proprio ruolo può esporre a rischi concreti, anche se tali comportamenti si svolgono al di fuori dell’attività sul territorio.
Costruire fiducia anche fuori dal campo
L’ordinanza della Cassazione offre un’occasione per riflettere sull’importanza della coerenza tra vita personale e ruolo professionale. Essere Informatrice e Informatore Scientifico o Agente significa anche rappresentare l’azienda in ogni contesto, costruendo giorno dopo giorno una relazione basata su fiducia, trasparenza e responsabilità.
Il messaggio è chiaro: il dovere di lealtà non ha orari. E tutelarlo significa anche proteggere il proprio ruolo, il proprio contratto e la propria credibilità professionale.
Se hai dubbi su situazioni specifiche legate al tuo contratto o alla tua attività, puoi scriverci all’Esperto Risponde, saremo a tua disposizione per approfondire casi concreti.






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