Un albo e più chiarezza sul ruolo degli ISF

Un albo e più chiarezza sul ruolo degli ISF

Il tema approda in Parlamento, intervista all’onorevole Rosa Menga

La politica continua a mantenersi a distanza dal tema dell’informazione scientifica. Lo dimostra da sempre e con l’emergenza Covid le cose non sono cambiate. Anzi, sono peggiorate: la mancanza di regole precise prima, durante e dopo il lockdown è andata a sommarsi all’assenza di una norma precisa, puntuale e senza fraintendimenti. Insomma è un caos tale che su chat e gruppi facebook gli informatori scientifici del farmaco chiedono ogni minuto cosa accade in una regione piuttosto che in un’altra, se i medici stanno ricevendo in quella provincia o in quel paese, e così via in una sequela di assurdità dove a rimetterci sono le professionalità (e le potenzialità economiche) di decine di migliaia di persone. E non è forse un caso, quantomeno sul piano metaforico vedremo poi dei risultati, che l’unica voce che si è levata dalle parti di Montecitorio è quella di una deputata di 27 anni laureata in medicina. Lei si chiama Rosa Menga, eletta nel sedicesimo collegio della Puglia, e dall’inizio del suo mandato ha messo mano alla questione affrontandola anche sul piano dell’emergenza Covid “perché – spiega – da medico conosco il tema dell’informatore scientifica e molti rappresentanti della categoria e mi rendo perfettamente conto di quanto sia importante per il personale sanitario”.

Partiamo dal suo impegno, lei ha parlato dell’esigenza di un intervento legislativo affrontando un tema che, da anni, costringe la categoria a vivere nell’ambiguità…

“C’è la necessità di un intervento legislativo perché troppo spesso su questo fronte si assiste ad una commistione di competenze e mansioni. La figura degli informatori scientifici del farmaco, così come la intendiamo e così come viene inquadrata dal dlgs 2019 del 2006, non è chiara. Insomma ci troviamo davanti ad una figura ibrida che è rappresentata da quel tipo di lavoratore alle dipendenze del settore marketing mentre il dlgs impone indipendenza tra settore scientifico e marketing però si esprime anche in termini di possibilità, ossia non disciplina l’obbligo reale in capo alle aziende farmaceutiche di avvalersi di informatori in possesso dei titoli di cui parla la normativa”.

Cosa accade dunque?

“Questo permette alle aziende di avvalersi sia delle competenze degli informatori scientifici così come previsto dalla normativa sia di altri lavoratori il cui corrispondente inquadramento contrattuale non è quello dell’informazione scientifica bensì del marketing. Legittimo, perché le aziende sono imprese e fanno profitto ma il professionista che intrattiene rapporti con queste figure deve aver chiaro se chi ha davanti ha obiettivi di informazione scientifica o di mercato, è evidente dunque che le due figure devono avere anche una formazione e un inquadramento diversi”.

Come si interviene, sul piano concreto, per sanare una questione simile?

“Da quando sono stata eletta in Parlamento e seguo questo tema mi sono resa conto che, tutto sommato, il compito del legislatore in questo campo non sarebbe complicato. Si tratta di riconoscere la professione attraverso l’istituzione di un albo”.

Evitando fraintendimento sul piano professionale a proposito di quello che diceva sul discorso marketing o informazione scientifica…

“Viviamo in una società dove l’informatore scientifico del farmaco viene spesso scambiato per il venditore porta a porta che sta presentando un farmaco da acquistare, magari anche in cambio di regalie fronte quest’ultimo sul quale siamo intervenuti sulla proposta di legge per la trasparenza per erogazioni liberali tra aziende del farmaco e professionisti. Ecco, quello che serve anzitutto è superare il pregiudizio nei confronti di questa categoria e chiederci come si può venire incontro alle esigenze di tutti, sempre col fine ultimo di tutelare la salute dei cittadini. La trasparenza, anzitutto, dei rapporti tra professionisti e i medici e, conseguentemente, con l’utenza”.

Cosa accade dunque sul piano del Governo?

“C’è una proposta specifica di legge che affronta il problema e che ho presentato, appena sarà consultabile verrà resa nota. Certamente è necessario partire dal riconoscimento dell’informatore scientifico del farmaco come professionista sanitario. E’ stata operata una revisione dal passato Governo ed è stata dimenticata questa categoria che pur non avendo rapporti diretti coi pazienti svolge un mestiere utile alla corretta gestione degli stessi, alla somministrazione dei farmaci che siano il più scientificamente aggiornati e più utili. E che, per altro, dovrebbe anche svolgere il compito della farmacovigilanza ossia della segnalazione degli eventi avversi”.

Altro?

“Certo. Come ho già ribadito è necessaria l’istituzione di un albo professionale, e questo chiaramente anche al fine di vigilare sull’operato di questi stessi professionisti. C’è un terzo punto molto importante che rappresenta, anche attraverso gli interventi di cui parlavo, un elemento di trasparenza. Ossia il censimento della categoria che, ad oggi, manca. Parliamo di dati che esistono e che vengono comunicati all’AIFA ma di cui, diciamolo, non si ha mai una grande certezza proprio per l’ambiguità delle forme contrattuali. Ecco, il punto essenziale è e resta il corretto inquadramento contrattuale del professionista”.

Ok per la teoria e l’impegno. Parliamo di tempi?

“Mi auguro si possa mettere mano al problema il prima possibile. Conto di portare a compimento una parte dei miei propositi entro la fine della legislatura. E’ logico che già la sola calendarizzazione della proposta di legge rappresenterebbe un unicum, soprattutto in considerazione del fatto che questo tema non è stato mai trattato. Ecco un risultato simile consentirebbe di fare un primo passo e avviare, davvero, la discussione con le categorie interessate. Ecco, quello che è mancato fino ad oggi, oltre il nostro impegno, è uno spazio per la discussione del problema nelle sedi competenti”.

Parliamo dell’emergenza Covid, manca un indirizzo preciso sul tema dell’informazione scientifica da parte del Governo, non trova?

“Certamente ci sarebbe l’esigenza di un indirizzo preciso, è questa la ragione per la quale ho presentato un apposito ordine del giorno (qui il link con le info) che ha ricevuto parere favorevole del Governo e che chiedeva proprio di valutare un impegno affinché venissero emanate linee guida sul corretto rientro al lavoro degli ISF su tutto il territorio nazionale. Questo doveva avvenire scoraggiando iniziative singole delle Regioni ma anche delle stesse aziende operanti sul territorio”.

Impegno che al momento non ha sortito alcuna novità, almeno sul fronte della chiarezza. Ben venga comunque l’ordine del giorno. Lei è medico, saprà certamente che in questo periodo di lockdown è proliferata l’attività di informazione scientifica da remoto e sa anche che questo ha portato ad una serie di polemiche sull’importanza, ritenuta fondamentale da gran parte degli isf, del contatto diretto col personale sanitario. Da medico, prima ancora che da parlamentare, cosa ne pensa?

“Un medico è obbligato all’aggiornamento continuo, non può prescindere da questa esigenza se vuole continuare a seguire i suoi pazienti in maniera adeguata. In questo lo Stato si è dimostrato purtroppo rinunciatario, perché avendo l’obbligo di fornire questo aggiornamento ai medici ha preferito di fatto demandarlo in toto all’iniziativa delle aziende farmaceutiche che sfruttano l’onere a loro vantaggio operando una confusione tra settore scientifico e settore marketing. Questo va detto per ribadire che l’informazione scientifica non può essere tramutata o scambiata per quello che non è ma bisogna intervenire con una norma che abbia rango di legge per chiarire perfettamente cosa sia appunto l’informazione scientifica. E’ su questo fraintendimento che si giocano condotte anche poco etiche che rientrano nell’ambito del lecito ma che non corrispondono sempre ai soli interessi che vanno tutelati: quelli del paziente. Detto ciò, credo che non si debba escludere a priori la potenzialità dell’informazione da remoto, lo credo anche come esponente del M5S perché siamo sempre stati a favore di nuove tecnologie ma questo quando rappresentano un sostegno al rapporto tra professionisti e non quando si sostituiscono, come in questo caso, ad un elemento che resta fondamentale: il rapporto interpersonale. Bene dunque l’informazione da remoto ma con un inquadramento contrattuale alimentato da competenze vere e titoli di studio. Certamente no ai call center e tutto sottolineando un aspetto importante: il rapporto umano non può certamente essere sostituito da una interfaccia grafica, delle slide o una diapositiva. Non se parliamo di informazione scientifica. Da medico le dico che se volessi consultare i meandri delle informazioni scientifiche saprei dove andare, l’informatore invece ha un ruolo insostituibile che è alimentato dalla fiducia nata dal rapporto col medico”.

Se fosse impegnata nel suo studio preferirebbe webinar a incontri diretti, ovviamente se tutto fosse reso possibile nella sicurezza obbligata dall’emergenza del momento?

“Personalmente cercherei un confronto face to face perché ritento abbia un valore aggiunto. Un confronto lasciando il giusto spazio alla tecnologia nella convinzione, però, che il rapporto diretto è altra cosa e, personalmente, non vorrei rinunciarci”.


Qui l’ultima interrogazione a risposta immediata presentata dall’onorevole in commissione Affari sociali

Autore: Daniele Vicario



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