L’Intelligenza Artificiale nell’Informazione Scientifica: opportunità o minaccia?

L’Intelligenza Artificiale nell’Informazione Scientifica: opportunità o minaccia?

Che piaccia o meno, non si tratta più di uno scenario futuro: l’Intelligenza Artificiale è una vera e propria realtà, anche per gli Informatori.

Ne abbiamo parlato con Alberto Malva, fondatore di MedQuestio, la prima AI generativa italiana nel settore della Sanità, utile sia per i medici che per gli Informatori.

Ciao Alberto! Innanzitutto, raccontaci un po’ chi sei

Attualmente lavoro come medico di famiglia e ricopro la posizione di responsabile dei progetti digitali della Società Italiana Interdisciplinare per le Cure Primarie (SIICP) all’interno della quale mi occupo di strutturare i progetti formativi a carattere tech verso la medicina generale e gli specialisti ambulatoriali. Ho iniziato la mia carriera nel mondo delle aziende del farmaco, lavorando sia nel Medical Affair che nel marketing.

Ad oggi di cosa ti occupi nello specifico in rapporto all’Intelligenza Artificiale?

Mi sono sempre occupato di progetti digitali, in particolare negli ultimi due anni abbiamo lavorato all’interno della SIICP – Società Italiana Interdisciplinare per le Cure Primarie, per rispondere a un bisogno specifico del medico di famiglia: quello di avere risposte immediate ad eventuali dubbi durante le visite.

Questo perché abbiamo contato il numero di linee guida di patologie che interessano il medico di famiglia e siamo attorno alle 120 linee guida, in inglese, scritte in piccolo, a volte di centinaia di pagine, continuamente aggiornate.

Quindi avete pensato ad una possibile soluzione?

Sì, a novembre del 2022 sono esplosi questi LLM, che sta per Large Language Models, quindi dei modelli di linguaggio dell’intelligenza artificiale. Chat GPT è il più famoso, ma ce ne sono tanti. Insomma, quando abbiamo visto la capacità di questi strumenti, di queste AI, abbiamo capito che quello era lo strumento per fornire informazioni in tempo utile, così è nato MedQuestio.

Come avete adattato questa tecnologia alle esigenze dei medici?

Ovviamente era necessario creare uno strumento professionale, perché, come dico sempre, sia il coltello che il bisturi tagliano, ma per fare il chirurgo serve il bisturi. Allo stesso tempo Chat GPT parla anche di medicina, ma se si ha la necessità di avere consigli professionali, serve uno strumento professionale.

Abbiamo quindi riaddestrato questi algoritmi su un materiale medico-scientifico, che noi come Società Scientifica abbiamo, e abbiamo creato una sorta di Chat GPT specializzato e dedicato ai medici di famiglia. Questa piattaforma, MedQuestio, che è online da giugno del 2023 ed è la prima AI generativa in sanità.

Dunque, è attualmente in uso dai medici di famiglia?

Certo, è uno strumento gratuito e a disposizione dei medici. Ad oggi abbiamo oltre duemila medici di famiglia che lo utilizzano quotidianamente per una domanda, un dubbio e ricevono una risposta professionale, tecnica, ad eventuali bisogni di approfondimento.

Questo è stato l’obiettivo principale, che è ancora il core delle nostre attività. Ovviamente questo è un processo, come si dice in inglese, never ending, perché richiede costanti aggiornamenti, però ci siamo accorti che quello che poi abbiamo realizzato, in realtà è spendibile trasversalmente all’interno del mondo salute ma anche fuori dal mondo salute. Questa capacità di creare degli assistenti virtuali personalizzati, partendo da un corpus di documenti, è assolutamente interessante.

E in rapporto agli aspetti regolatori?

Ovviamente siamo in un contesto regolatorio, quindi ci muoviamo secondo le regole attuali che, come spesso accade, ma questo non è una colpa, sono qualche passo indietro rispetto alla tecnologia che va avanti. Ogni settimana c’è una novità, il regolatorio va concordato, scritto, pubblicato, quindi procede più lentamente.

Abbiamo parlato dell’utilizzo da parte dei medici, ma c’è la possibilità di accedere a MedQuestio anche per le aziende?

Sì ma solo ad uso interno. Non è possibile, ad oggi, utilizzarlo nell’interazione diretta con il medico tramite un sistema di AI che eroga contenuti scientifici in quanto, proprio perché ci muoviamo in un contesto regolatorio, queste tecnologie non possono essere depositate in AIFA.

Quindi, qual è l’utilizzo che può farne l’azienda?

L’azienda può caricare i suoi documenti interni e il sistema lo trasforma in automatico in un chatbot. Per cui quando si va a fare una richiesta, estrapola direttamente il contenuto.

Di conseguenza, abbiamo raccolto lo stesso bisogno, che avevamo raccolto con i medici di famiglia, cioè la difficoltà anche di un Informatore o dell’MSL di governare quella che, anche per loro, è una grossa mole di informazioni; quindi, parliamo di tutto il materiale di training, del materiale strategico, comunicazionale, le procedure aziendali.

Ad oggi, ogni volta che c’è un dubbio da risolvere è un ticket che va aperto con la sede, una riunione da organizzare, una mail da mandare; quindi, non è affatto immediata la risoluzione.

Come si è evoluta questa idea?

L’idea è stata appunto quella di creare un assistente virtuale che contenga tutti questi documenti: scientifici, di marketing e anche regolatori della compliance, della governance aziendale; all’interno dell’iPad, degli strumenti tecnologici già in possesso dell’informatore.

In questo modo, l’informatore quando ha un qualsiasi dubbio che va dalla procedura alla strategia comunicazionale, di gestione delle obiezioni, al dato tecnico puro dovuto ad un argomento scientifico, in pochi secondi può ottenere le risposte di cui ha bisogno.

Le risposte sono sempre attendibili? Con i Chatbot classici, come ChatGPT, non è raro ottenere risposte poco accurate

Anche qui è stato fatto un salto di adattamento tecnologico rispetto al modello generalista. Innanzitutto, è stato necessario far sì che le conoscenze di questi modelli siano limitate unicamente ai documenti caricati. I modelli di IA comuni sono programmati per rispondere alle domande a tutti i costi e questo può significare anche inventare anche le risposte.

Questo, nel modello professionale, non è concepibile e quindi abbiamo dovuto rimodellare l’algoritmo per rimanere fattuale.

L’altro punto fondamentale che abbiamo inserito è quello di citare la fonte bibliografica alla fine della risposta, cosa che i modelli generalisti non fanno. C’è anche un link reale su cui si può cliccare per consultare la bibliografia.

Qual è stata la reazione degli Informatori?

Già nel progetto pilota ci siamo confrontati con gli informatori e il feedback è stato positivo. È visto come uno strumento di supporto e non intrusivo o sostitutivo. Questo perché MedQuestio nasce a tutti gli effetti come supporto, non è utilizzato durante gli incontri con i medici.

Allo stesso tempo c’è un processo di misurazione, perché è possibile analizzare le domande che vengono fatte, ma queste domande sono anonimizzate, sono aggregate, cioè noi non sappiamo quale informatore ha posto quella domanda.

Quindi c’è la totale autonomia e riservatezza in rapporto alle domande che si fanno e questa misurazione è stata vista dagli informatori anche come utile. Difatti, l’obiettivo è quello di utilizzare queste informazioni aggregate per rendere il training degli informatori data-driven. È molto utile sapere dove gli informatori hanno avuto più carenze informative e lì andare a fare dei focus formativi.

Avete già raccolto qualche dato interessante dalle aziende che utilizzano MedQuestio?

Sì, misurando i ticket che attualmente vengono portati all’attenzione dalla direzione medica, è venuto fuori che per la maggior parte delle richieste degli informatori, anzi, 9 su 10 a detta dell’azienda che ha fatto questa analisi interna, la risposta era presente nel materiale di training.

Però ovviamente il training è uno e, come in tutti i momenti di formazione, può sfuggire qualcosa. Questi strumenti risolveranno perfettamente questo tipo di problema. Cioè, se la risposta è nel materiale di training, la risposta è immediatamente accessibile tramite questi assistenti.

Secondo te, questo tipo di tecnologie influiranno o modificheranno il ruolo dell’Informatore?

L’informatore che di professione porta informazioni deve sicuramente tener conto del fatto che oggi i contenuti scientifici possono essere raggiunti dal medico con altri mezzi, in pochi secondi, anche con questi strumenti. E questo secondo me è un tema di riflessione sull’evoluzione del ruolo dell’informatore, e sulle strategie che le aziende devono adottare per adattare il ruolo.

Probabilmente sarà ancora più determinante il fattore umano, che è già un tema di valorizzazione da parte delle aziende, cioè il rapporto che si instaura tra l’informatore e il medico.

Probabilmente, e questo è il mio pensiero, verrà valorizzata ancora di più la capacità di confronto dell’informatore, perché non sarà più sufficiente veicolare un concetto, poiché questa attività sarà automatizzata. L’informatore dovrà, quindi, migliorare le sue capacità di ascolto e di supporto al medico.

Veramente molto interessante. Grazie Alberto per questa chiacchierata!

Dal quadro che ne emerge, queste innovazioni offrono una panoramica promettente sul futuro della professione ed è importante sottolineare il valore, insostituibile, del fattore umano nel rapporto tra informatori e medici.

Il ruolo dell’informatore scientifico continua a evolversi, e la capacità di adattamento e di miglioramento costante rimane fondamentale per restare al passo con i rapidi cambiamenti.

Autore: Cristina Musumeci



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