Certificazioni, Master o percorso universitario: che scelta fare?

Certificazioni, Master o percorso universitario: che scelta fare?

Il settore farmaceutico sta cambiando profondamente e con esso la richiesta di modelli di ”lavoratori delle conoscenze“ sempre più performanti nello svolgere i loro compiti, con modelli dinamici ed evoluti basati sulle richieste del mercato.

Riflettiamo sul dinamismo del mercato focalizzandoci su alcuni degli innumerevoli punti di trasformazione, che delineano una fotografia differente rispetto al periodo pre-pandemia, dove l’informazione scientifica per sua natura svolgerà il suo compito lavorativo seguendo gli standard ma con un occhio ad anticipare i tempi di reazione del mercato.

Solo per citare alcune tendenze assolutamente non esaustive:

  • La carenza dei MMG. Lo scouting di una next generation formata in larga parte da medici digitali
  • Il nuovo ruolo di “gatekeeper“, il farmacista territoriale ( crescita dei Servizi in Farmacia  ) con le relative influenze sul settore pharma e commerciale
  • I nuovi modelli organizzativi territoriali derivati dal piano di ripresa e resilienza
  • Il nuovo ruolo e modello di Ospedale degli Specialisti, dei Farmacisti Ospedalieri, degli Infermieri
  • I nuovi modelli di Comunicazione Biomedica tra disintermediazione / storytelling / e bisogni di progettualità on e off line
  • Il reshoring produttivo con i suoi tempi di latenza per avviare un processo atto a colmare le carenze di farmaci sul territorio nazionale.

Fornire un percorso formativo che abbia delle linee comuni per tutte le personalità degli ISF non risulta facilmente realizzabile descrivendolo in un solo articolo. Un piano di formazione dovrebbe avere un taglio personalizzato sartoriale, specifico in base alle singole competenze soggettive.

Possiamo tentare di fornire un flusso, un ragionamento, attraverso il quale ognuno potrà trarre la propria conclusione.

Analisi della propria azienda: Che formazione ricevo?

I piani di formazione aziendale fanno parte del programma di sviluppo del singolo ISF.  Questa formazione impatta sulle hard skills (formazione su patologie, prodotti …), arricchisce il bagaglio universitario conseguito con il completamento di una laurea triennale (ad es. Scienze Farmaceutiche Applicate) oppure magistrale (Farmacia, biologia, ecc..).

La recente versione del codice deontologico di Farmindustria ribadisce il compito aziendale di sviluppo di competenze per la “missione tecnologica dell’Informatore Scientifico del farmaco

  • 2.6: il compito dell’azienda è” mettere in grado l’informatore scientifico del farmaco di fornire all’operatore sanitario quelle informazioni sulle proprietà e caratteristiche del farmaco stesso che consentano una corretta applicazione terapeutica”.

L’azienda oltre allo sviluppo degli hard skill ha nel suo DNA il compito di aiutare l’ISF a sviluppare parte dei soft skills per svolgere il lavoro:

  • 2.7 “mettere in grado l’informatore scientifico di raccogliere le informazioni inerenti i propri farmaci onde assicurare la più approfondita conoscenza dei prodotti commercializzati.”
  • 2.8 “Fa parte dell’attività dell’informatore scientifico del farmaco verificare ed adoperarsi per assicurare la reperibilità dei prodotti sia nelle farmacie che presso qualsiasi altro punto di distribuzione

Valutazione personale del bilanciamento tra hard e soft skills: Cosa devo sviluppare?  

Fatto un primo bilancio obiettivo delle proprie competenze, si può entrare nel campo del self awarness e self development. Un esempio:

  • Il grande tema dell’online ed offline: come farli convivere?
  • Consigli per chi ritiene di non avere creatività comunicativa

La creatività è un soft skill trasversale. È vero che se non c’è non si può fare niente? E. Bono nel suo libro “Buona Idea” afferma che diventare creativi si apprende e che non è vero che è una qualità solo per chi è particolarmente portato. Motivazione e apprendimento sono il motore della creatività.

I serious game possono essere di aiuto nello sviluppo creativo. Il Lego Serious Play, ad esempio, è un modello di studio e di lavoro ampiamente strutturato per sviluppare metodi creativi idonei a risolvere problematiche complesse attraverso il gioco delle costruzioni con il Lego. Addirittura, dal corso si può anche ottenere la certificazione nella metodologia Lego Serious Play, che potrebbe diventare un nuovo mestiere del “lavoratore delle conoscenze”.

Durante la pandemia si è iniziato a sperimentare attività congressuali che sfruttano questa metodologia. L’ISF certificato o una funzione simile potrebbero mettere in moto tutte le proprie competenze e i propri skills per aiutare il team a competere ancor di più e meglio nel mercato della salute.

Corsi di alta Formazione, oppure Master possono diventare idonei a sviluppare un livello advanced per la capacità di gestione delle metodologie comunicative on e offline, se l’intenzione è quella di specializzarsi in queste conoscenze.

L’informazione al pubblico

Il Nuovo Codice deontologico evidenzia una novità: le aziende sono chiamate a fornire informazioni al pubblico.

all’art 3.26 “l’informazione al pubblico può essere fornita reattivamente tramite personale non afferente ad aree commerciali o di marketing, in merito a prodotti e patologie delle proprie aree terapeutiche di competenza purché tali informazioni non abbiano natura commerciale e derivino unicamente dal foglietto illustrativo o da siti istituzionali o da registri gestiti da Enti/Istituzioni Pubbliche.”

Se un ISF decidesse di voler progredire nell’area comunicazione al paziente “dovrebbe approfondire sia gli  Hard che soft skills con modalità formative e approcci totalmente  differenti  rispetto alle competenze che si hanno quando ci si  rivolge al personale sanitario.”

Svolgere una analisi personale è fondamentale e dipende dai percorsi formativi (universitari e non)  che si sono  raggiunti.

Alcune strade formative potrebbero trovare spazio in una o differenti possibilità:

  1. Un percorso Universitario a completamento delle conoscenze, ad esempio con una “laurea Magistrale in Comunicazione Biomedica
  2. Un master specifico in Comunicazione nella salute
  3. Verifica di spazi formative attraverso una o più associazioni di pazienti (8) 

Analizzare il proprio comportamento e vedere obiettivamente cosa manca

L’analisi per comprendere sé stessi, che stile adottare nei confronti dei colleghi e dei clienti, quali sono i punti di forza e di debolezza, è la base di partenza di qualsiasi processo di leadership manageriale personale.

L’analisi della performance, l’analisi del profilo di crescita personale all’interno delle aziende fa parte della periodicità valutativa e ci indica come il capo e le altre persone ci valutano. Perché sono incasellato in questo box lavorativo? È il mio? sono sodisfatto? Se si ha voglia di uscire da quel box dobbiamo   necessariamente comprendere cosa manca per passare ad altro box. È determinante quindi fare una analisi per la crescita personale e professionale.

Sarebbe ottimo avere a disposizione un personal coach che ci aiuti a comprendere anche i segnali impercettibili che ci vengono trasmessi dagli altri. Il coach ci farebbe comprendere i problemi, ci proporrebbe una analisi, ci darebbe l’operatività da svolgere usando massima obiettività e lucidità. In pratica una sorta di signor Wolf che nel film Pulp Finction di Quentin Tarantino 1994 diceva:

“…Sono il signor Wolf,

 risolvo problemi…” 

Non potendo disporre di un coach personale, l’autovalutazione è l’opportunità che prende il posto del coaching. La sfida è quella di sforzarsi a conoscere sé stessi e ciò ci può portare ad un tragitto più consapevole.

Il metodo DISC® ci può far conoscere la prevalenza dei nostri stili che vengono caratterizzati da colorazioni differenti come è possibile vedere in tabella. Tutti noi abbiamo uno stile prevalente ma con varie sfumature che ci caratterizzano rispetto agli altri.

Fatta la propria autovalutazione e Individuato la natura del “tappo di bottiglia “per la crescita,  cosa possiamo fare?

Proviamo a scrivere una “lista della spesa “, un esercizio che affini il nostro obbiettivo. Ecco un esempio:

Cosa manca al mio CV per essere di appeal? Sono evidenziati in modo chiaro e non “esaltativo“ i miei Hard e Soft skills? Emerge la mia personalità dai Mad Skills?

Se la risposta è NO o se percepisco di non ottenere risultato, proviamo a:

  1. Riscriverlo
  2. farlo rileggere ad una persona estranea
  3. comprendere se è necessario richiedere una certificazione professionale, che caratterizzi e/o specializzi la mia professionalità

Le certificazioni professionali analizzano il livello di competenza professionale raggiunta; quindi, mettono insieme hard e soft ma anche mad Skills.

In pratica, stiamo chiedendo ad una terza parte che non sia l’azienda, noi stessi, l’ordine professionale di provenienza, di giudicarci nel nostro lavoro. Il metodo di certificazione si basa su questo esempio:

Chiediamo ad un ingegnere che ha sempre fatto il Direttore Marketing di una azienda di Cosmetici di progettare un ponte. Tecnicamente lo può fare perché è ingegnere.  In realtà ha solo studiato ed è laureato per farlo, ma nella sua vita lavorativa non lo ha mai realizzato. Avendo fatto Marketing, l’ente di certificazione potrà certificare le competenze per questa professione.

A queste e altre ipotesi si potrebbe tentare di trovare un percorso che potremmo, se di interesse, discutere ed approfondire. Al momento ci sembra opportuno concludere con uno dei tanti messaggi che provengono dal film The Big Kahuna, la storia di tre venditori che cercano di agganciare un ricco e importante cliente. Il monologo finale sulla vita recita “Non preoccuparti del futuro oppure preoccupati ma sapendo che questo ti aiuta quanto masticare un chewingum per risolvere un’equazione algebrica. A volte sei in testa a volte resti indietro. La corsa è lunga e alla fine è solo con te stesso”.

Autore: Roberto Adrower

Professore a contratto di Marketing e Tecniche di Accesso al Mercato Farmaceutico, presso la Facoltà di Farmacia e Medicina dell'Università La Sapienza di Roma. È stato consigliere nazionale dell’Associazione Italiana Marketing Farmaceutico. Ha ricoperto posizioni di responsabilità nell’organizzazione di numerose società farmaceutiche, sia italiane che multinazionali, in differenti funzioni di Marketing, Supply chain, Affari regolatori.

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Il ruolo degli informatori scientifici alla luce della normativa GDPR e del Codice Privacy

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