I pregiudizi più comuni sugli Informatori Scientifici

I pregiudizi più comuni sugli Informatori Scientifici

Il ruolo dell’Informatore Scientifico è stato spesso vittima di pregiudizi e oggetto di preconcetti. Lo scorso anno, l’intera categoria finì sotto le luci della ribalta per un servizio di Striscia la Notizia (se non lo ricordate potete trovarlo qui) dove si accusavano gli ISF di far perdere tempo al medico.

Parlando con i non addetti al settore, purtroppo si evidenzia una cattiva informazione e scarsa consapevolezza circa la figura dell’Informatore. Proprio per sensibilizzare le persone nei confronti di questa categoria professionale, l’anno scorso Informatori.it ha lanciato l’iniziativa Il Bello di Essere ISF.

Abbiamo raccolto decine di testimonianze positive e dalle vostre parole è emerso un sentito desiderio di riabilitazione e rivalsa rispetto ad un ruolo troppo spesso mal interpretato. Ma la strada è ancora lunga.

Vediamo – e sfatiamo insieme – i pregiudizi più comuni sugli Informatori Scientifici.

Chi può fare l’Informatore Scientifico? Chiunque!

Non serve alcun tipo di preparazione. Basta avere una spiccata parlantina, la capacità di creare relazioni e il gioco è fatto.

Niente di più sbagliato. Questo è forse il pregiudizio che maggiormente pesa sulla categoria degli Informatori Scientifici. Non è chiaro ai più il percorso che si nasconde dietro alla professione di Isf, costellato di studio costante e continuo aggiornamento.

I professionisti che esercitano la professione non possono improvvisarsi tali. Così come previsto dalla normativa e indicato dall’art. 122 del dlgs 219/2006, solo coloro i quali sono in possesso di laurea abilitante o beneficiano della sanatoria prevista dalla stessa legge possono svolgere questa professione. In mancanza di questi prerequisiti oggettivi, non è nemmeno possibile accarezzare il sogno di diventare Informatore Scientifico del Farmaco.

E questa è solo la base, la barriera all’ingresso, per poter valutare di costruire la propria professionalità nel settore.

Gli ISF fanno solo perdere tempo a medici e pazienti

I medici fanno già fatica a gestire le richieste di tutti i loro pazienti ai quali dovrebbero dedicarsi totalmente. Ci mancano solo gli Informatori a farti perdere tempo scavalcando la fila in sala d’attesa.

Ecco il secondo, pesante, pregiudizio che alle volte gli Isf sono costretti a sentire in prima persona. Entrano nella sala d’attesa, dopo aver concordato il proprio appuntamento con il medico, che magari ha appositamente richiesto il loro supporto per capire come meglio trattare una particolare problematica di uno dei suoi pazienti, e si vedono oggetto di occhiatacce.

Eppure, nonostante un ruolo cruciale nel garantire proprio al paziente le cure migliori, tale funzione non è chiara alla maggior parte delle persone. Merito di disinformazione e fake news.

Di contro, il supporto e la consapevolezza dei medici è fondamentale per dare valore al contributo degli Informatori. Un bellissimo esempio è la vicenda di un medico in pensione che ha scritto e dedicato una poesia agli ISF. Andate a leggerla!

L’Informatore Scientifico è solo un venditore

Se il medico prescrive un particolare farmaco, magari costoso, sicuramente è dovuto a qualche accordo con gli Informatori di quella casa farmaceutica.

Per tornare al primo pregiudizio, svolgere il ruolo di ISF non è riducibile a mere competenze relazionali o commerciali. La capacità comunicativa è alla base di tutte le funzioni che richiedono interazioni con clienti, fornitori o qualsiasi tipo di interlocutore, esterno o interno all’azienda.

Tuttavia, per poter presentare un prodotto ad un professionista della classe medica, è imprescindibile una profonda conoscenza del farmaco ed una piena consapevolezza della problematica che è in grado di risolvere. Diversamente sì, si parla di venditori e, conseguentemente, di un’altra categoria professionale.

Gli ISF non sono interessati alla salute dei pazienti

Pur di far vendere il loro farmaco sono disposti a inventarsi benefici inesistenti, raggirando i medici. E a rimetterci sono solo i pazienti.

Questo pregiudizio è strettamente legato al precedente. Trattare prodotti connessi al benessere e alla salute delle persone è una questione particolarmente complessa, nonché delicata.

Come emerge da una survey internazionale condotta da MedReps, il 35% degli Informatori sostiene che la parte migliore del loro lavoro consista nella capacità di poter migliorare la vita delle persone.

La scelta di prescrivere uno specifico farmaco al posto di un altro, seppur apparentemente simile, può determinare l’insorgere di reazioni avverse, complicazioni di variabile gravità o, al contrario, cambiare la vita al paziente.

Dunque, un farmaco spesso non vale l’altro e il ruolo dell’Informatore è proprio quello di consigliare, supportare e guidare il medico, sia esso di base o specialistico, mantenendo sempre il paziente al centro.

Siamo tornati in diverse occasioni su questa tematica e ne abbiamo parlato nel nostro articolo su Informazione Scientifica e Paziente al Centro proprio per sottolineare l’importanza di non perdere mai di vista l’obiettivo ultimo, ovvero la salute delle persone.

Quali sono i pregiudizi più comuni sugli Informatori Scientifici che avete sentito nella vostra esperienza?

Abbiamo raccolto- e sfatato – solo alcuni dei falsi miti o pregiudizi più comuni sugli Informatori Scientifici ma siamo certi ce ne siano molti altri.

Vi è capitato di sentire in prima persona giudizi di questo tipo legati alla vostra professione? Raccontateceli nei commenti qui sotto. Vi aspettiamo per discuterne insieme!

Autore: Cristina Musumeci



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