Esperienze da incubo: quando il lavoro diventa una persecuzione

Esperienze da incubo: quando il lavoro diventa una persecuzione

Prosegue la nostra rubrica “Esperienze da Incubo” dove esplorariamo insieme gli aspetti più oscuri del mondo professionale degli Informatori Scientifici. Nell’ultimo articolo “Esperienze da Incubo: 250 KM per un colloquio di 2 minuti“, abbiamo discusso di alcune problematiche legate alla fase di ricerca di un nuovo impiego e dei relativi colloqui di lavoro.

Oggi, è il turno di  un altro Informatore Scientifico che ci racconta la sua esperienza lavorativa all’interno di una grande azienda italiana nel decennio 2000-2010, un periodo segnato da crescenti tentativi di minare la sua tranquillità e la sua stabilità professionale.

Il rapporto di lavoro si incrina

Dal 2000 al 2010 in una grossa azienda italiana, dal 2008 un crescendo di tentativi di “eliminazione”: pedinamenti, riduzione delle possibilità  di andare a premio (parte preponderante del reddito)

Stando a quanto riferito, dal 2008 l’Informatore si trova ad affrontare una serie di tentativi volti ad “eliminarlo” dall’azienda presso la quale lavora da ormai diversi anni. Pedinamenti, riduzione delle possibilità di guadagno e pressioni di ogni genere diventano parte integrante della sua quotidianità lavorativa.

L’Azienda sembra mettere in atto una strategia volta a rendere sempre più difficile per l’Informatore raggiungere gli obiettivi e ottenere una giusta ricompensa per il lavoro svolto, creando volontariamente un clima di ostilità.

Un’escalation di ritorsioni

“pressioni di ogni genere culminate con “l’invito” al trasferimento dalla Sardegna al nord Italia e i pedinamenti ad opera di pseudo-investigatori privati (individuati e denunciati, purtroppo  senza un risultato utile).

La situazione precipita ulteriormente quando all’Informatore viene “offerto” un improbabile trasferimento dalla Sardegna al nord Italia. Appare superfluo sottolineare l’inappropriatezza della richiesta, avanzata verso una figura professionale fortemente legata al territorio di appartenenza e alla profonda conoscenza del tessuto locale. L’obiettivo dell’azienda è malcelato.

Il rapporto si deteriora irreparabilmente nel momento in cui l’azienda decide di avvalersi di investigatori privati per pedinare l’Informatore.

In Italia non esiste il reato di pedinamento a condizione che non si superano alcuni limiti. La prima condizione è il rispetto della privacy del cittadino, pertanto  non è consentito spingersi al di là degli spazi pubbllici. La seconda condizione riguarda le conseguenze del pedinamento, pertanto, se tale azione arreca nella persona che la subisce uno stato di agitazione, ansia o stress subentra il reato di molestia o di stalking per i casi più gravi.

Dimissioni in-volontarie

L’informatore è costretto ad una scelta estrema: “Dimissioni “volontarie” e cambio di azienda/e, con molte difficoltà,  anche economiche.”

Di fronte a una situazione ormai insostenibile, l’Informatore è costretto a prendere la difficile decisione di dimettersi “volontariamente e cercare nuove opportunità altrove.

Sottolineaiamo che non siamo a conoscenza delle ragioni che hanno spinto l’azienda ad adottare questo tipo di condotta, in quanto siamo in possesso unicamente della testimonianza lasciata dall’Informatore. Tuttavia, esistono numerose vie da percorrere per una risoluzione pacifica dei contratti di lavoro, agendo in maniera etica, professionale e pienamente legale.

Nel momento in cui la parte più forte adotta comportamenti tali da indurre la parte più debole alle dimissioni, si rischia di incorrere da parte dell’azienda nel reato di mobbing. E non esistono ragioni che possano legittimare le aziende a praricarlo, nemmeno in presenza di collaboratori poco competenti o poco produttivi.

Conclusioni

La testimonianza dell’Informatore rivela una vera e propria persecuzione subita all’interno dell’azienda, culminata con l’impossibilità di continuare a lavorare in un ambiente ostile e oppressivo.

Questo tipo di esperienza evidenzia le gravi problematiche presenti nel mondo del lavoro, che si acuiscono in presenza di categorie, come quella dell’Informatore Scientifico, meno tutelate. Si tratta di una testimonianza risalente ad alcuni anni fa ma è bene ribadire che racconti di questo tipo non sono così infrequenti come ci si aspetterebbe.

La rubrica “Esperienze da Incubo” vuole portare alla luce queste situazioni, spesso taciute, per sensibilizzare le aziende e promuovere un ambiente lavorativo più equo e giusto per tutti.

Vuoi raccontare la tua esperienza in maniera anonima? Puoi farlo compilando questo form, anonimo: https://ogenpe4gyz5.typeform.com/to/rwV2YPjr

Autore: Cristina Musumeci



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