Esperienze da Incubo: 250 Km per un colloquio di 2 minuti

Esperienze da Incubo: 250 Km per un colloquio di 2 minuti

Quando si ha la fortuna di potersi confrontare con gli Informatori Scientifici in merito al mercato del lavoro, ci si accorge immediatamente di quanto siano comuni le esperienze professionali da incubo: retribuzioni non elargite, contratti non rispettati, promesse non mantenute e l’elenco potrebbe proseguire.

Vista l’elevata frequenza del verificarsi di tali situazioni, è evidente che si tratti di una condizione che permea il mercato del lavoro in senso ampio e nella fattispecie colpisce in maniera più frequente i lavoratori autonomi, tra cui rientrano numerosi Informatori.

Per questa ragione, dopo la rubrica celebrativa “Il Bello di Essere Isf” Informatori.it ha deciso di dare il via alla rubrica Esperienze da Incubo. L’obiettivo? Indagare gli aspetti più bui della professione per parlare finalmente in maniera aperta di ciò che succede nel mercato del lavoro.

Tutte le testimonianze che riporteremo nella nostra rubrica sono rigorosamente in forma anonima nella piena tutela di tutte le parti coinvolte, sia aziende che Informatori. Se vuoi dirci la tua, puoi farlo compilando questo form anonimo: https://ogenpe4gyz5.typeform.com/to/rwV2YPjr

Ma ora entriamo nel vivo e vediamo la prima testimonianza da incubo.

Un colloquio insolito

Verso metà novembre sono stato contattato da una nota azienda, per fare un colloquio di lavoro. Mi fissano l’appuntamento a Sassari in un bar, già questo fatto mi fece capire che non c’era molta serietà.

Inizia così il racconto di un Informatore Medico che si trova coinvolto in un’apparentemente promettente opportunità lavorativa. La scelta del luogo per il colloquio, un bar in città, getta subito un’ombra di dubbio sulla professionalità dell’azienda coinvolta.

Tuttavia, è bene sottolineare che i pareri in merito appaiono discordanti. Non è infrequente, soprattutto all’estero, organizzare colloqui presso bar o cafè sia per esigenze dettate dagli spazi aziendali, sia per creare un contesto più informale. Sta poi, giustamente, al singolo candidato interpretare tale iniziativa come positiva o negativa in base al suo personale ideale di contesto aziendale in cui desidera inserirsi.

L’annuncio di lavoro ingannevole

Nota bene, nell’annuncio c’era riportato che facevano sia contratti a partita iva che contratto nazionale dei chimici, a seconda dell’esperienza maturata… Niente di più falso, al colloquio questo pseudo capo area mi fa capire che facevano solo contratto a P.iva

La storia rivela un’ingannevole discrepanza tra quanto promesso nell’annuncio di lavoro e la realtà emersa durante il colloquio. L’unica opzione contrattuale offerta, è la partita IVA. A questo punto viene da domandarsi: perché partire già con il piede sbagliato, minando da subito la fiducia e la credibilità aziendale?

Tale pratica è tristemente frequente. Come noto, il CCNL Chimici rappresenta una forma contrattuale piuttosto solida e ambita dagli Informatori e, a scapito della trasparenza, alcune aziende decidono di inserirla nell’annuncio con l’obiettivo di attrarre un maggior numero di candidature, sebbene non si tratti di un’opzione realmente presente. Inutile precisare che tale strategia va a discapito completo della credibilità e reputazione dell’azienda stessa e della qualità dell’intero iter di selezione.

Un colloquio flash

“Ma la cosa più assurda è che dopo 2 minuti, dico 2 minuti, mi dice che sarei stato contattato per un colloquio tramite PC col direttore vendite, entro pochi giorni. Chiaramente non sono stato contattato, né ringraziato per aver fatto 250 km per partecipare a questo ‘colloquio’…”

Le promesse di un ulteriore incontro online con il direttore vendite si rivelano vane. La mancanza di comunicazione post-colloquio getta un’ulteriore ombra sulla serietà dell’azienda e sulla valorizzazione delle risorse già in fase di selezione non riconoscendo, quanto meno, il notevole impegno dimostrato dal candidato per prendere parte al brevissimo colloquio a fronte di un viaggio di 250 Km.

È bene precisare che, sebbene le aziende possano trovarsi di fronte a candidature che si rivelano non idonee, la cura e l’attenzione verso la persona che siede dall’altra parte del tavolo della selezione è un importante indicatore. Non dimentichiamoci mai che i colloqui di lavoro sono momenti di valutazione a doppio senso, non è solamente il candidato a dover mostrare impegno ed interesse nel lasciare un’ottima impressione.

A tal proposito, è fondamentale che le aziende stesse scelgano con grande cura a chi affidare la gestione dei colloqui. In questo caso, le azioni dell’Area Manager hanno generato un feedback estremamente negativo nei confronti della realtà aziendale in toto e, come dimostra la testimonianza stessa, il candidato non ha motivo per non condividere la sua esperienza.

Un messaggio per i Giovani Professionisti

“Posso solo dire ai più giovani di me, visto che ho lavorato come Informatore per 20 anni, di non dare fiducia a queste pseudo aziende farmaceutiche, nate ieri, morte domani, fanno di tutto per sfruttarvi, sono senza scrupoli, appena hanno incontrato uno che sa benissimo cosa vuol dire fare l’informatore medico, si sono dileguati. E questo perché ho chiesto di essere solo messo nelle condizioni di fare il mio lavoro, che non potevo lavorare spendendo io, senza guadagno.”

Il messaggio è molto diretto e brusco ma il senso è chiaro: attenzione alle realtà che, già in fase di colloquio, non si mostrano interessate alla valorizzazione delle persone, adottando una comunicazione ingannevole, indice di scarsa trasparenza.

L’informatore conclude: “Scappate, il lavoro è una cosa seria, quando uno lavora deve guadagnare, non spendere per l’azienda… alzate le gambe e scappate…”

Conclusioni

La promessa di opportunità professionali interessanti si scontra spesso con la realtà di pratiche aziendali discutibili. La nostra rubrica “Esperienze da Incubo” nasce proprio per aprire una discussione consapevole in merito, con l’auspicio di aumentare le tutele verso gli Informatori e di sensibilizzare le aziende verso pratiche più etiche.

Se vuoi condividere la tua storia da incubo, lo puoi fare in modo completamente anonimo scrivendoci tramite questo form che, ribadiamo, garantisce il totale anonimato: https://ogenpe4gyz5.typeform.com/to/rwV2YPjr

Autore: Cristina Musumeci



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